Io sarei pronta ma la primavera ancora no.

È un orario nell’ordine delle 9 del mattino, sono sveglia da una decina di minuti e non me la sono sentita di ingerire alla lunga catena digestiva di ieri altro che un caffè scarso e freddo. 

Sto guardando i Lizzie Bennet’s diaries. 
Ieri ho mangiato così tanto che oggi il pensiero del cibo è masochista: il mio stomaco non se lo merita. Liquidi e yogurt saranno i gruppi alimentari principi di oggi. 

Ah, giusto, ho indosso una maglia nera che sulla schiena ha disegnato un
coniglio morto e una scritta: “Dead Rabbit club”. 
Buona Pasqua, insomma.

pastry pastry everywhere
and all the world is sweet
pastry pastry everywhere
nor any bite to eat

Dimostrazione logica che i pancakes hanno un’anima

È inutile negare a se stessi che i pancakes seguano la fisica del nostro mondo. Indubbiamente essi possiedono qualcosa di magico, in loro — una componente sacra, che li rende in grado di compiere miracoli. 

E vediamo perché.

Elenchiamo qui di seguito, innanzitutto, qualche teoria empiricamente dimostrata che ci appresteremo a falsificare:

  1. In caso di mancata previa unzione di una padella, essa tenderà sempre a volersi tener strette le cibarie che vorrete cuocervi sopra — antiaderente o anteguerra che sia la padella.
  2. Il cibo non parla.
  3. A meno che tu non abbia il nome di un famoso cuoco, il tuo cibo, seppur buonissimo, avrà l’aspetto di qualcosa che un tempo era vivo, ma che ora è morto calpestato da un autovettura molto pesante.
  4. Se è buono, è ipercalorico.

A questo punto ci viene facile notare come:

I pancakes si cuociono in una qualsiasi padella, a patto che sia adeguatamente riscaldata (ma anche no), senza l’aggiunta di nessun grasso, animale o vegetale che sia. Semplicemente, quando sarà venuto il momento di girare l’adorabile frittellina, questa te lo farà sapere attraverso tante piccole bollicine che si formeranno sul bordo della pastella. Starà a te, ora, infilare delicatamente una spatola sotto il pancake, per appurare che: 
non stai trovando nessuna resistenza da parte della padella a restituirti il pancake;
il lato a contatto con la padella è cotto alla perfezione — esattamente come il pancake ti aveva suggerito.
Non appena anche l’altro lato sarà cotto, potrai toglierlo dal fuoco e adagiarlo su un piattino, dove ne apprezzerai la forma perfetta di un’aureola obesa. (Rapporti circolari col divino. Coincidenza? Non credo proprio. Non è la prima.)
Potrai allora assaggiarlo, anche senza doverlo necessariamente immergere in qualche salsa che ne distruggerebbe il sapore. 
Finale a sorpresa: i pancakes hanno solo 15g di zucchero per un impasto che ne prepara 12-13. ll burro e il latte, per gli intolleranti e/o a dieta, possono essere sostituiti con olio e latte di soia, senza variarne la delicatezza e il sapore. 

Detto fatto.
I pancakes hanno un anima. 

(Se volete vi do la mia ricetta, è la fine del mondo. E, nonostante tutto, io un po’ di crema di nocciole ce la metto pure. Ma anche no.)

Lontano da chi parla e lontano da chi ascolta -

Se anche, per amor proprio e dignità, mi impedissi di ritornare lì dove ricordi di noi si sono appoggiati — inutile.
Tutta la città è impregnata di quella cosa, quella cosa che non posso chiamare altrimenti che così, quella cosa che esiste — ne sono certa, è successa un giorno o l’altro, l’ho scritto — ma non è mai stata, quella cosa che resiste al tempo e allo spazio, nonostante tutto. Quella cosa che non chiamo noi perché noi non esiste né sulla mia carta, né nei ricordi di qualcuno. 

E ti odio, ti odio come si può odiare il bambino che ti ha buttato a terra il succo di frutta alle elementari, come si odia la neve il giorno in cui devi prendere un treno, come le code in autostrada, come le poste, come i cavoletti di Bruxelles. 

Ti odio perché se quella cosa non è questa cosa; se rimane aggettivo mai nominato; se si appoggia ad un’intera città e anche oltre, è solo colpa tua.

(Tra parentesi, la cosa, non è nemmeno codesta. Perché non è vicina proprio ad un cazzo di nessuno.
Giusto per rimanere grammaticalmente esaurienti.)

‎Il dubbio è un veleno infido, corrosivo come la scabbia. È impossibile ignorare il doloroso prurito della possibilità.

Odore di fritto.

Non so da dove, non so perché.
Che io chiuda la porta della mia camera, ormai, è inutile, l’odore permarrà. 

Mi ricorda di questi ultimi mesi all’università, durante le lezioni di Psicologia Sociale poco prima di pranzo, con gli odorini della mensa non esattamente concilianti la nostra attenzione già vacillante. 

E io che stasera volevo cenare con un’insalata…

Hai mai letto 1984?

Sì, tanto tempo fa — mi risponde più o meno chiunque.

Ma ragazzi, ma perché dovrebbero far leggere un libro del genere a dei dodicenni? Bisognerebbe mettere una legge per proibire ai minorenni di leggere libri del genere, una sorta di lista nera per impedisce a coloro che non hanno ancora la corteccia prefrontale completamente formata di entrare in possesso di libri come 1984.

Che cosa capisce un dodicenne se legge 1984?
Poi arriva a 20 anni che non si ricorda un cazzo. 

SE FOSSI MINISTRO DELL’ISTRUZIONE farei la lista… viola.

è triste fare battute a sfondo neuroscientifico che nessuno capisce e non poterle raccontare in giro senza rovinarne la genialità.

È che Martino non sembra prestare attenzione alle persone, ma alla porzione di spazio che occupano, come se fosse più importante il loro essere presenti che il loro essere se stessi. Ci si sente in colpa, a stare da soli con Martino.

(Martino è solo il nome di uno dei personaggi di questa storia.)

Si ritrova a ridere, anche se non vorrebbe. Si sente dolcemente minacciata, e ha idea che questa sia la sensazione che si prova quando una persona si prende cura di te. […] È come un bagno caldo alle viscere.

Amore amaro: comparare due tossicodipendenze.

Un mio caro amico mi ha fatto riflettere sulla differenza che intercorre tra amore e caffè. 
In effetti, non sono la stessa cosa? 
Pensiamoci con pragmaticità, e al singolare:

  • ti scalda il cuore — e mica solo
  • al naturale, è amarissimo
  • nero è meglio
  • svegliarsi la mattina col suo profumo è la fine del mondo
  • quando viene, è una gioia
  • fa cagare (punto!)
  • dà la carica per fare qualunque cosa
  • unisce i popoli
  • crea dipendenza
  • stimola direttamente la produzione di adrenalina, con conseguente attivazione del sistema nervoso simpatico (aumento pressione arteriosa, frequenza cardiaca e livelli di stress) 
  • si fa.

Se penso alle differenze, in effetti non mi viene in mente molto. Niente, a dir la verità. Sono due stati d’animo. 

Dunque, il caffè e l’amore sono la stessa cosa.

Q.E.D.

La sigaretta è molto rappresentativa di se stessa.
Una volta accesa si consumerebbe da sola, se non ci fossero le nostre labbra ad accorciarne l’agonia. 

I’m planning on sleeping on the floor, tonight, on my carpet.
Dunno why. 

Fosti un bruco fino a ieri —Aiutati a volare.

Fosti un bruco fino a ieri —
Aiutati a volare.